A Toulouse

Il mio Erasmus è ormai giunto al termine, mi rimane soltanto una (troppo) breve finestra di tempo prima di salutare quella città che in questi mesi ho imparato a chiamare casa e mi sento un po’ come quando devo piegare un copriletto da sola: non so mai da che parte cominciare. So, con grande gioia ma anche con non poca tristezza, che non mi basterebbero un milione di

  • tramonti alla Daurade
  • ricard ghiacciati da un’euro l’uno serviti al Petit Voisin, tavolo rigorosamente fuori, sul ciglio della strada
  • passeggiate infinite, in solitaria o in compagnia, che partono dal caotico boulevard des Minimes fino a Jeanne d’Arc, poi lungo il boulevard d’Alsace-Lorraine fino a place du Capitole e via giù per rue Gambetta fino all’Haute-Garonne
  • spese improvvisate, che siano le cassette ricolme di frutta e verdura a ispirarmi una qualche ricetta, tote bag alla mano, al marché di Saint-Aubin o Crystal
  • suonate d’organo alla basilica di Saint-Sernin
  • gauffres bollenti nascosti da un’abbondante spalmata di Nutella a La Belle Liégeoise
  • tappe in libreria da Gilbert Joseph, l’Ami des livres e bouquinistes vari scovati sempre per puro caso
  • treni presi all’ultimo minuto, come quelle scelte che si fanno seguendo soltanto la pancia, diretti ad Albi
  • mattine, pomeriggi, sere con lo sguardo fisso sui Pirenei che sbucano da dietro un muro di foschia
  • ore perse a spulciare le cartoline meravigliose della mia papeterie preferita
  • chocolatines caldi di forno presi alle boulangeries sul lato della strada
  • attraversate  eroiche del Pont Neuf dove non importa che giorno, ora o stagione sia, ci sarà sempre un gran vento
  • etc., etc., etc.

per non sentire la mancanza di Toulouse, la mia ville rose. Tolosa non è mai stata un’estranea per me, perché mai mi si è presentata come tale, anzi mi ha accolta fin da subito, solida e fiera, nel suo intricato dedalo di stradine di briques rosati. Si è presentata con calore, spavalda, consigliandomi di tenere gli occhi bene aperti perché sai, mi ha detto, ci sono tante cose da scoprire qui che penso ti piaceranno molto. E quanto avevi ragione, Toulouse. E che bello dopo questa a-volte-infinita-a-volte-proprio-no manciata di mesi riscoprirti mia amica, mia sorella, e poterti chiamare casa.

Ho paura di lasciarti, ma al tempo stesso so che è giusto che questa parentesi si concluda e che io metta piede nel prossimo capitolo della mia vita, una fase, un inizio che come tutte le cose nuove spaventa e destabilizza, perché non è mai semplice ritrovare un equilibrio dopo che ci si è abituati per tanto tempo a qualcos’altro, qualcosa che non farà più parte dell’immediatezza del nostro universo fisico ma che potremo conservare, nel mio caso gelosamente, nel bagaglio di esperienze che trascineremo con noi, anche se non so ancora bene in che direzione. Sai Toulouse, ho sempre temuto il futuro e ho perso (o investito? O entrambe le cose?) innumerevoli viaggi in treno e notti fonde a domandarmi dove sto andando, cosa mi succederà e soprattutto se le mie scelte sono state, sono e saranno quelle giuste. Non ci posso fare niente, l’ignoto mi mette a disagio, è una realtà scomoda alla quale fatico ad abituarmi. Tu però, e con te tante esperienze passate, mi hai insegnato che è normale avere paura e che solo il tempo può dirti, con più o meno certezza, se hai scelto bene. Perché è proprio il tempo che porta le risposte, con la sua calma serafica e nel silenzio dell’inaspettato, e io fino a cinque mesi fa non avrei neanche mai potuto immaginare che sarei cambiata così, che avrei fatto quello che ho fatto, con la mia solita ingenuità e l’impegno cocciuto che metto in tutto, e che mi sarei ritrovata qui oggi non più come la ragazza che è partita, ma come donna. Onestamente non saprei dirti che tipo di donna sono, ancora devo conoscermi bene e penso che mi ci vorrà una vita per farlo (e va bene così, non ho mica fretta), ma so perfettamente cosa ho deciso di abbandonare, perché ormai non mi serve più, di quella ragazza spaventata che ricordo col sorriso e che un po’, fortunatamente anche, rimarrò sempre.

Ti ringrazio per non avermi detto esplicitamente dove dovevo cambiare, quali abitudini boicottare e cosa avevo un disperato bisogno di migliorare, ma per avermi guidato, come una presenza silenziosa, in questo faticoso percorso di crescita e riscoperta. Grazie di non avermi mai lasciata sola un’istante, ma di aver sempre trovato le coincidenze giuste per ricordarmi che le relazioni sopravvivono alla distanza e che se le sai nutrire cresceranno a discapito dei chilometri, perché quelli non sono niente in confronto al miracolo che è l’amore. Ti sono anche grata per aver tirato fuori il meglio del meglio e il peggio del peggio di me, era imperativo che prima o poi li conoscessi. Grazie per aver spinto con forza contro i miei limiti per creare un margine di lavoro sufficiente per permettermi di crescere come non ho mai fatto in vita mia, ma anche per essere stata paziente quando non ho avuto le forze di ascoltarti o di prenderti sul serio. Ti ringrazio per avermi aiutata a fare spazio in me stessa così che potessero entrare amore, consapevolezza, integrità, gentilezza, affetto, cura, responsabilità, indipendenza, coraggio e determinazione come mai prima d’ora e per avermi insegnato non solo a custodirle, ma anche a reimpiegarle per farne dono a chi mi circonda. Grazie per avermi messo alla prova senza alcun ritegno, lanciandomi una nuova sfida quando ancora stavo cercando di riprendermi da quella precedente, perché è stata una palestra sofferta, ma necessaria. Ti sono grata per le opportunità che mi hai concesso, di quelle belle perché mi hanno confermato ancora una volta di quanto possa essere splendida la vita e dell’importanza di sapersi meravigliare e di quelle brutte, soprattutto quelle brutte, sorprendentemente, per avermi rivelato che ho tutto ciò che mi serve per rialzarmi da una brutta caduta e che è proprio sul fondo che si trovano gli strumenti e le motivazioni necessarie per quelle metamorfosi di cui abbiamo bisogno per tirare fuori il meglio del nostro potenziale. Ti ringrazio per le persone che hai messo sul mio cammino, quelle che c’erano fin da prima della mia partenza e quelle che invece sono diventate importanti qui, perché senza di loro questa esperienza non avrebbe avuto lo stesso impatto e poi, si sa, i momenti che hai la fortuna di condividere, soprattutto con le persone giuste, sono doppiamente speciali.

Ci sarebbero ancora tanti grazie da dirti, ma chère Toulouse, ma possiamo anche far finta che tu sappia già tutto, perché dopotutto sei stata testimone di questa crescita e mi piacerebbe pensare di averti lasciato qualcosa, qui tra le tue strade che so che mi saranno familiari per il resto dei miei giorni anche se non dovessi mai più rimetterci piede. E ora, se puoi, ti chiedo un ultimo regalo: permettimi di portare a casa tutto ciò che ho imparato qui e di riuscire a metterlo in pratica anche sui colli dove sono nata in quella Bologna che è sempre stata la mia unica casa fino ad ora. Stringimi forte così che sulla mia pelle resti il ricordo di questi mesi che abbiamo passato insieme e io possa portarti con me nei passi successivi del mio cammino. Riempimi le tasche dei semi della spensieratezza, della curiosità, della sicurezza, dell’armonia e della libertà che ho vissuto qui in modo che possa piantarli nuovamente, in un terreno spero fertile, quando saremo lontane.

Ti ricorderò col sorriso ogni volta che mi capiterà di pensarti, a te e a tutte le città, persone, cose, momenti che ho toccato e che hanno toccato me, da Bordeaux all’oceano che inghiottisce perfino lo sguardo alle dune del Pilat, da Bilbao ai colori della Provenza, da Costanza a Livia fino a Giuseppe. Che io riesca a custodire tutto questo nel mio cuore, ma anche a condividere ciò che ho imparato con chi ne ha bisogno perché i nostri doni non dovrebbero mai rimanere segreti. Grazie anche di questo Toulouse, per avermi insegnato che è importante che dia voce a quello che sento, perché chissà quanti pensieri rivoluzionari si sono persi per la paura di dire qualcosa di insensato o di rendersi ridicoli. Grazie per avermi fatto riscoprire la mia voce, grazie proprio di cuore. E grazie soprattutto per avermi mostrato che avevo tutto già qui dentro di me, dovevo soltanto accorgermi che mi sarebbe bastato allungare la mano.

À bientôt.

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