Casa

This is a place where I don’t feel alone
This is a place where I feel at home

 

Che esperienza bizzarra, hors du commun, vivere a chilometri di distanza dalla propria patria. Che strano, penso, trovare un altro posto del mondo che prima o poi sento che chiamerò “casa“.  Ora Tolosa la metto tra un paio di virgolette, è una misura di sicurezza di cui ho bisogno perché pensare che stia diventando così importante per me un po’ mi spaventa. E’ passato poco più di un mese e già ho il mio posto consolidato a tavola quando la mattina presto, dopo una sveglia alle 6.45, mi siedo a fare colazione aspettando che ci sia abbastanza luce per scorgere i Pirenei, la mia pasticceria di fiducia dove mi fermo sempre qualche minuto di troppo a osservare i dolci in vetrina per poi finire sempre per scegliere lo stesso, un croissaint au chocolat s’il-vous-plait, la chiesa dove vado a messa tutte le domeniche, l’angolo del quai de la Daurade perfetto per godersi il tramonto, il percorso prestabilito della mia passeggiata domenicale in solitaria in direzione del mercato di Saint-Aubin dove compro frutta e verdura per la settimana a venire, la libreria dove mi perdo a sfogliare tutti i volumi della collana Folio che riesco a trovare e poi, e poi, e poi. Poco più di un mese e già tutto questo, poco più di un mese e guardate dove sono adesso.

Nessun posto però è come Casa, senza virgolette e con la maiuscola. Casa dove sono nata e cresciuta, casa che è un centro fatto di portici, casa che è l’aperitivo in piazza Santo Stefano, casa che è San Luca che osserva tutto da sopra la sua collina, casa che è tigelle, crescentine e salume a volontà, casa che è un asse tra Bologna e Zola Predosa, casa che è il campo di girasoli che fa da sfondo alle mie (e nostre) passeggiate, casa che è il canto di gioia della domenica mattina, casa che è la mia nonna che mi prepara la peperonata proprio come piace a me, casa che è il muro di foto che copre gran parte della mia stanza, casa che è mamma e papà, casa che è il gelato più buono del mondo preso alla Vecchia Stalla, casa che è quel trio di amici inseparabili che parlano un linguaggio che capiscono solo loro, casa che è guidare con i finestrini abbassati di notte e la musica a palla, casa che è quel bacio che mi da sempre Cuore sul dorso della mano dopo essersela avvicinata alle labbra. Casa. I contorni di una foto che costruisco con assoluta facilità anche a occhi chiusi, anche quando osservo un panorama estraneo che piano piano sto imparando a conoscere.

Come forse direbbe la mia cara amica B, Tolosa è una ragazza che parte all’avventura con lo zaino in spalla, i capelli corti tagliati per la prima volta da sola con un paio di forbici dalla punta arrotondata e tanta voglia di imparare. E’ elegante, senza troppe pretese, ma piena di sorprese. Bologna è invece la ragazza della porta accanto, quella col sorriso dolce e timido, i capelli raccolti in una treccia morbida e le scarpe consumate. E’ chiacchierona, impavida, solida. Ha le idee chiare, Bologna, non si lascia mettere i piedi in testa. In questo momento mi sento un misto di entrambe, oscillo tra le due, mi lascio trasportare dalla corrente e mi chiedo come sarò, chi sarò, una volta che metterò la parola fine a questa esperienza.

Più sto a Tolosa, più me la vivo, più sento che il mio posto è a casa, più sento concretizzarsi quei pensieri folli che ho maturato prima di partire, quelle decisioni che porteranno la mia vita in una direzione che un po’ mi aspettavo, che tanto desideravo, ma che mi spaventa anche un bel po’. Perché le scelte più importanti sono scelte di vita e, in quanto tali, guarda caso sono sempre più grandi di noi e la loro portata, che spesso sembra immensa e altrettanto spesso lo è, non è sempre facile da gestire. Sono quei “sì” che cambiano le carte in tavola, radicalmente. Sono quelle decisioni che ti fanno tremare le ginocchia per l’agitazione, ma di quella paura buona che ti sprona, che ti spinge in avanti, quella che ti dice: “adesso inizia la vera avventura.” Che strano quindi pensare che un’esperienza come l’Erasmus, fatta di movimento, mi stia aiutando a stabilizzarmi. Che strano, anche, che pur avendomi decentrata mi stia spingendo sempre di più verso quello che penso sia il mio vero centro.

Perché non c’è nessun posto come casa, non c’è viaggio che tenga perché il mondo è sì un vastissimo enigma da scoprire, un puzzle da ricomporre, ma c’è solo un luogo che racchiude le persone del cuore, una sola coordinata alla quale tornare sempre con il sorriso. Perché c’è qualcuno che ti aspetta, perché c’è chi ti ha visto crescere, chi ti ha tenuta stretta, chi ti ha dato la spinta che ti serviva, chi ti ascolta, chi ti prende per mano, chi ti riconosce. Perché le cose che ti sono davvero familiari sono quelle che hai costruito con le tue mani, quelle che hai imparato ad amare, a volte con non poca fatica, e che, per quanto possano essere diventate quotidiane, ti sembrano un miracolo nuovo ogni giorno. Bologna è la mia prima coordinata, Tolosa sarà la seconda. Forse un giorno, forse col tempo. Una parentesi francese, uno strato sottile della mia grossa porzione di lasagne, perché potrò anche cambiare paese ma la mia fame resta sempre la stessa.

Mi trovo a scrivere tutto questo tra quattro mura che mi sono fin troppo familiari, in un silenzio confortevole che condivido con una delle poche persone con le quali persino i momenti quieti sono pregni di significato, sono istantanee mute di un ricordo felice. Penso a Tolosa, ma se mi affaccio alla finestra respiro aria di casa, sento la mia lingua, vedo i miei amati colli. Se guardo alla mia destra vedo il mio Amore, se alzo la cornetta e chiamo il mio papà so che mi sta rispondendo solo da qualche chilometro da qui, se guardo l’orologio mi ricordo che tra qualche ora sarò in compagnia dei miei migliori amici. Questa è la mia vita, questa è casa. Eppure anche a chilometri di distanza, anche se sempre in movimento, anche se siamo lontani, quando torno è tutto come me lo ricordo. C’è solo più amore.

Quindi quando tra qualche giorno sarò sul balcone della mia seconda casa a cercare di scorgere i Pirenei da dietro il muro di foschia, penserò alle mie radici e le vedrò qui dov’è anche il mio cuore. Perché potrei andare ovunque nel mondo, ma ci sarà sempre un unico posto dove vorrò sempre tornare. 

 

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