Il potere delle parole

Non so bene da dove cominciare per raccontarvi quello che la scrittura significa per me, ma il semplice fatto che, per parlarvene, io scriva secondo me già dice qualcosa. Non sono mai stata una “scrittrice” costante, figuriamoci non sono mai nemmeno stata capace di tenere un diario per più di qualche mese, eppure so che per me l’atto di scrivere è sempre stato importante.

 

Non scrivo storie o racconti (li scrivevo un tempo, quando ero più giovane e avevo fantasia da vendere, ma non è mai stato il mio forte, non so se mi spiego), non invento personaggi fittizi o mondi incantati (anche se di viaggi mentali me ne faccio sempre tanti, ma questo è un altro discorso), non scrivo libri, insomma. E penso che non ne scriverò mai, e va bene così: non tutti i lettori sono necessariamente destinati a essere anche degli scrittori. I libri mi piace leggerli, mi piace appuntarci sopra le mie riflessioni (se volete, ne ho parlato meglio qui), ma qui mi fermo. Niente macchina da scrivere o penna d’oca per me, ma solo una penna a sfera e un vecchio quaderno perché quando scrivo, scrivo di me.

 

Ora, il mio modo di scrivere non inizia mai con “caro diario” o simili. Come vi dicevo, ho provato a tenerne qualcuno nel corso della mia vita ma ho sempre fallito miseramente. Evidentemente, per certe cose la costanza non fa proprio al caso mio. No, ecco, come scrivo io è diverso, forse qualcuno di voi ci si rispecchierà pure. E’ libero, senza regole, qualcosa che assomiglia a: un flusso di coscienza, una lista di reminders, un ammucchio di pensieri sconclusionati senza un apparente filo logico e così via. Non c’è niente di davvero definito, perché la scrittura assume sempre la forma di cui più ho bisogno. Di cosa e come scrivo ne ho già parlato in questo video e anche in quest’altro, ma oggi avevo proprio voglia di approfondire l’argomento perché ora che sono così lontana da casa (per chi si fosse perso la news, sono a Tolosa, in Francia, per il progetto Erasmus) la scrittura sta diventando uno dei miei pochi punti fermi.

 

Quale modo migliore, infatti, per esplorare sé stessi se non utilizzando le parole? Che scoperta sorprendente è stata per me realizzare che le parole, le mie, erano in grado di definire ciò che provo, che vivo e che sono. Quando confidarsi con un amico non basta, quando il piantino liberatorio (so che sapete di cosa sto parlando) non è sufficiente, quando le cose non riesci a tirarle fuori del tutto, ecco, è arrivato il momento di prendere in mano una penna. O il computer, in questo caso. E che bello, dopo un più o meno lungo attimo di caos, vedere riordinati i tuoi pensieri nero su bianco, con parole che sono tue, che tue resteranno e che ti aspetteranno, pronte per essere consultate in un momento di crisi. Quanta potenza si nasconde dietro a un semplice gesto della mano, alla parola giusta.

 

Scrivere mi ha sempre liberato, è uno dei pochi modi che ho per scappare dai quei pensieri soffocanti che spesso mi suggerisce la mia ansia, pensieri che diventano gabbie e che, purtroppo, altrettanto spesso condizionano il mio modo di (re)agire alle difficoltà che si presentano sul mio cammino. E’ il mio modo di riflettere su questi aspri suggerimenti, di capire se ci sia per caso qualcosa di vero (perché non si sa mai), di riordinare ciò che può essere riordinato, di capire e di fare un passo avanti nella direzione giusta. Da un senso alla cose, la scrittura, le rende visibili, mi permette di chiarirle. Anche solo l’atto di tenere una penna in mano mi conforta, perché so che è lo strumento giusto per accedere alla mia mente e per ricordarmi dove voglio andare, chi voglio essere e che scelte prendere per poterlo fare. Perché spesso l’ostacolo più grande che ho davanti a me sono proprio io e ho bisogno di vedere che cosa sta succedendo dentro di me per potermi muovere, per capire, ed è la scrittura il mio strumento, è lei che mi guida. O meglio, sono le parole a farlo.

 

There are times when you don’t know yourself. There are times when you don’t want to know yourself. There are times when you want to be what you have never allowed yourself to be before. – This Is All (Questo è tutto), Aidan Chambers.

 

Quante volte mi è capitato di sbattere la testa contro il muro, senza capire, senza ritrovarmi, per poi impormi di fermarmi, fare un bel respiro, prendere carta e penna e mettermi al lavoro, perché le cose non si risolvono mai da sole. Quanta calma ho sempre trovato nelle parole, quanta libertà, quanto ordine. Anche se spesso il mio foglio è pieno di frasi che si sovrappongo, di ricami intrecciati di lettere e virgole, di scarabocchi che faccio per riempire uno spazio vuoto o per scaricare la tensione. Quanta gioia poi ricevo dal perdermi in queste pagine piene di appunti, di parole mie, in un momento in cui ho esattamente bisogno di questo, di rileggermi, di ritrovare un ragionamento di cui forse mi ero addirittura dimenticata ma che si ripresenta, necessario, come lanterna a fare luce sul mio percorso. Quante volte ho dovuto dire grazie alle parole per confortarmi, accogliermi, accudirmi, riempirmi, cullarmi, chiarirmi, spiegarmi, svegliarmi. Quanto devo alla carta e all’inchiostro. Quanto, nemmeno lo so.

C’è qualcosa di potente che si nasconde nelle parole, questo potrebbe dirverlo qualunque lettore, scrittore o chiunque ne abbia mai avuto veramente a che fare, quindi un po’ tutti.  Le parole aprono voragini, ma costruiscono anche ponti. Feriscono e alleviano. Svuotano e riempono. Una dicotomia costante, spesso un salto nel vuoto, ma di cui ne vale sempre la pena. Sono fragili, le parole, sono il mezzo per arrivare alla verità che si nasconde proprio dietro di loro se solo ci concediamo di raggiungerla, di accettarla. Sono amiche e compagne, sono guide.

 

Mi piacerebbe scrivere pagine e pagine su questo argomento, ma è uno dei pochi che mai si esauirebbe. E mi piace proprio per questo. Le cose importanti mi sembra di averle dette, ma allo stesso modo ho l’impressione di essere stata banale nelle mie affermazioni, perché non è mai semplice parlare di qualcosa di così personale, ho quasi il sentore di potermi capire soltanto io. Spero non sia così, spero che ci sia qualcun altro qui che si sia rivisto in ciò che ho detto, ciò che ho scritto, che abbia annuito in più punti di questo monologo interiore e che si sia sentito vicino alle mie parole. Se così fosse, le mie parole sarebbero diventate nostre. Tue e mie. Perché è anche questo il bello: una volta che le fai uscire diventano un tesoro condiviso, non sono più mie o tue, ma nostre. E non è forse bello questo? Non c’è qualcosa di magico nella consapevolezza che diverse combinazioni delle stesse lettere possano dare vita a infiniti significati che ci toccano in modi che neanche possiamo immaginare? Che ci sia uno stretto legame tra chi siamo e ciò che diciamo, ciò che condividiamo, e che questo filo rosso superi ogni barriera? Che esista qualcosa che può abbattere muri, superare frontiere e viaggiare più lontano di quanto mai andremo? Continuiamo dunque a scrivere, continuiamo dunque a parlare. E vediamo un po’ dove ci conducono queste parole, che cos’altro – di noi e del mondo tutto attorno – ci faranno scoprire.

Un pensiero riguardo “Il potere delle parole

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...