Le cronache di un cuore sui binari

Sono su un treno diretto a Ferrara, lo stesso che ho preso per anni e che continuo a prendere tutti i giorni. Ogni mattina mi guardo intorno e non è la prima volta che mi domando quand’è che, quando lo facciamo, vediamo davvero qualcosa. Più precisamente: quante volte abbiamo guardato una persona e l’abbiamo vista per davvero? E poi ancora: se nessuno ti vede, esisti veramente? 

Guardare qualcuno è diverso da guardare qualcuno. Quand’è che ci soffermiamo a osservare per davvero una persona, cercando di decifrare chi sia, cosa faccia, dove è diretta? Se qualcuno cattura il mio sguardo, a volte mi pongo delle domande. Sei felice?, è una di queste. Qual è una cosa stramba di te che non hai mai detto a nessuno? Hai abbastanza soldi per permetterti un pasto caldo? E dei sogni? Dei sogni ce li hai? 

Mi accorgo che le persone attorno a me, anche loro in attesa su questo binario, hanno le spalle ricurve e la testa spinta verso il basso. Alcuni guardano lo schermo del telefono, altri si guardano i piedi. Hanno lo sguardo perso, sia chi scorre il dito tra un post e l’altro, sia chi si scruta la punta delle scarpe. E allora mi chiedo: chi ha più paura? Chi ha più pensieri? Quello che li nasconde, si nasconde, in un momento di libertà digitale, perso tra un social e l’altro, o chi li accoglie e li focalizza tutti verso l’ombra delle sue sneakers? Forse nessuno dei due, forse mi sbaglio, forse mi faccio troppe domande e quella che pensa più dei tre sono io. Perchè quando osservo loro, penso, nell’immagine ci sono anche io: sono qui su questo binario come tutti gli altri, forse persino oggetto degli sguardi altrui come loro lo sono dei miei, e forse non me ne accorgo come non se ne accorgono loro.

Quand’è che abbiamo smesso di guardarci intorno per davvero? A volte quando cammino per le stesse strade che ho percorso mille volte – con gli stessi negozi, gli stessi bar e gli stessi alberi sui viali – mi rendo conto che mi sbaglio, che non sono le stesse cose che ho sempre visto, ma sono invece diverse ogni giorno, anche se non lo sembrano. È diversa la luce, la temperatura, il momento della giornata. Sono diverse le persone sedute ai tavoli, quelle che comprano il pane, quelle che fanno girare i pedali di una bicicletta. Sono diversi i colori, l’odore del vento, i rumori. Sono diversa io, più di tutto: il mio umore, i miei pensieri, le mie esperienze, la mia salute. E quindi, mi dico, non vediamo mai la stessa cosa due volte, un po’ come non è possibile leggere due volte lo stesso libro. Perció vale la pena di guardarsi intorno, e cercare di vedere per davvero. Di soffermarsi, di indagare, di interiorizzare, di rielaborare, di riflettere. 

E perchè con le persone dovrebbe essere diverso? Perchè non chiedersi se sono felici, che cosa ne è della loro vita, dove stanno andando, se hanno un lavoro, quando è stata l’ultima volta che hanno ricevuto una carezza o un gesto gentile? Perchè non lasciarsi sfiorare dall’individualità dell’altro? Dal suo sguardo, dal libro che sta leggendo, dalla sua postura, dalle sue mani. Perchè non lasciarsi sfiorare e basta, semplicemente. Quand’è che abbiamo smesso di cercare i dettagli e ci siamo ritrovati a confonderli con tutto il resto? Quand’è che abbiamo smesso di farci domande? Quand’è stata l’ultima volta che non abbiamo incominciato una frase con “io”? Dov’è finita l’empatia? E la ricerca della bellezza? Quella vera, quella che si nasconde nel cuore delle persone, quella che si vede nei gesti semplici. Come quando una ragazza si scosta una ciocca di capelli dietro l’orecchio, o quando le dita nodose di un anziano si aggrappano a un bastone per sostenersi, o quando gli occhi di un ragazzino si illuminano alla vista di un cono gelato che sgocciola. Quando una madre raccoglie da terra il suo bambino e gli lascia un bacio sul ginocchio sbucciato, quando una coppia trova l’uno la mano dell’altra e la stringe forte, quando in chiesa suonano le campane per invitare i fedeli ad assistere alla funzione domenicale. E poi ancora il silenzio al cinema mentre si guarda un film, interrotto solamente dal rumore dei pop corn burrosi sgranocchiati. E le orecchie che si tappano quando decolla un aereo. E le foglie degli alberi che frusciano nel vento. L’odore del pane fresco, lo sguardo dolce della persona che si ama, la vista di San Luca che fa pensare a ogni singolo bolognese “ecco, sono finalmente a casa”. Quando diciamo “grazie”, “scusa”, “ti voglio bene”. Quando ascoltiamo, ci apriamo, ci mettiamo in gioco. Quando facciamo qualcosa per il gusto di farlo, quando decidiamo di donare nell’unico modo possibile, ovvero gratuitamente e senza chiedere nulla in cambio. Quando ci priviamo di qualcosa perchè ne ha più bisogno qualcun altro. Quando rompiamo il silenzio e quando invece non lo temiamo. Quando mostriamo rispetto al più grande e al più piccolo, perchè lo riconosciamo come nostro simile. Quando amiamo senza riserve. Quando amiamo e basta.

Quand’è che abbiamo perso di vista le cose che contano per davvero?

4 pensieri riguardo “Le cronache di un cuore sui binari

      1. Te lo dico con tutto il cuore davvero, penso che comprerei di tutto se fosse scritto da te. Mi piace un mondo il modo che hai di esprimerti, è in un certo senso molto immersivo

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