Emotività, tienimi stretta

Nel corso della mia vita da lettrice (e dei lunghi, procrastinanti, pomeriggi passati su Tumblr – perché insomma, vanno considerati anche quelli) sono incappata in tante citazioni, ma mai nessuna mi ha parlato in maniera così forte come quella che leggete nella foto qui accanto. “E’ una benedizione, ma anche una maledizione sentire tutto così profondamente”, sì, direi che mi descrive perfettamente.

Avete presente quando guardate un film (o ultimamente nel mio caso, una puntata di This Is Us) e vi ritrovate a piangere da un momento all’altro (o meglio, almeno uno su due) perché vi sentite dentro la storia? O quando un vostro amico vi porta un dolce, un regalo inaspettato, vi offre il caffè o ha per voi una parola gentile e in quel momento vi sentite commossi da quel piccolo gesto perché è stato dedicato a voi, perché hanno pensato a voi? O quando qualcuno condivide il proprio dolore e non si riesce, ma mai nella vita, a restare indifferenti perché quello che è mio è  tuo e quel che è tuo è mio, anche se non ti conosco? Vi lasciate coinvolgere, vi lasciate prendere, vi lasciate e basta. Il vostro – e nostro – è un abbandonarsi alla vita, altrui e non, e fare di ogni esperienza qualcosa di più grande, qualcosa che non solo tocca, ma lascia anche il segno.

Questa ragazzi miei è l’emotività, questo è lasciarsi sfiorare. E’ una capacità meravigliosa, un dono unico. Però, e ammettiamolo tutti in coro, è anche una grandissima gatta da pelare. Chi appartiene a questa categoria, chi è come me, capirà. Oh se capirà! Perché come ogni cosa bella, non c’è solo il lato della medaglia di cui si va fieri perché è d’oro, risplende, ma c’è anche quello incrostato di sporco che vogliamo nascondere alla vi(s)ta. L’emotività, purtroppo, è anche questo. E’ prestare troppa attenzione e quindi riconoscere subito quando gli altri non ne prestano a sufficienza, quando lo sforzo non lo fanno neanche. E’ sentire tutto troppo forte, nel bello, ma anche e soprattutto nel brutto. E’ essere colpiti da vere e proprie raffiche di sentimento che non si risparmiano, non chiedono il permesso e arrivano sempre senza preavviso, pungenti e amare, per poi rimanere lì a sobbollire con calma, a marcire testarde. E’ diventare un contenitore capiente, ma fragile, che raccoglie in sé tanto fino a scoppiare, e quando il contenuto trabocca è un bel problema.

E io lo ammetto con assoluta franchezza: a me personalmente un po’ pesa. Certo, è vero, mi ha regalato tanti momenti meravigliosi, infiniti davvero, ma purtroppo anche tantissime sofferenze. In quei momenti vorrei non averla al mio fianco, vorrei vederla scomparire, evaporare. Vorrei non soffrire sempre così tanto quando le cose vanno storte, quando sbordano un po’ dai miei schemi. Vorrei non rimanerci così male quando una persona che amo mi delude, anche se talvolta si tratta solo di una sciocchezza, minuscola. Vorrei essere libera da questi sentimenti che ogni tanto stringono un po’ troppo, fanno piangere un po’ troppo. E più di tutto forse, vorrei non dare sempre così tanta importanza a tutto, anche alle cose più piccole, che forse sono addirittura quelle che fanno più male, perché sembrano così grandi quando le vivi, enormi, inaffrontabili.

L’emotività ingigantisce un po’ tutto insomma e, peggio, non ti permette di vedere.“Tieni”, ti dice, “indossa questo bel paio di occhiali.” Il suo è un invito innocente e tu non puoi fare a meno di assecondarla, ed ecco che attraverso quelle lenti tutto diventa più grande. “Questa è proprio una tragedia”, pensi, “come farò a venirne fuori?” Ma alla fine poi ti salvi lo stesso, perché a mente lucida le cose non sono mai così gravi come sembrano. Però lo sono sembrate e, anche se solo per un momento, lungo o corto che sia, hanno fatto male.

In tutto questo male però, come già vi dicevo, c’è anche del bene. E’ una relazione bilaterale la loro, non c’è uno senza l’altro. E quindi ora se ci penso non mi vengono in mente solo tutti i pianti (e vi assicuro che ce ne sono stati tanti e che ce ne saranno altrettanti nel corso di una vita. Da record mondiale, insomma), ma anche tutte le cose belle. E volete sapere una cosa? Per ora stanno vincendo loro. E di quel po’, anche.

Penso alla naturalezza con cui mi lascio affascinare dal mondo, anche dal più piccolo dei suoi dettagli, al modo in cui mi fermo a osservare la natura, le persone, le parole, gioendo di ogni loro sfumatura. Penso alla bellezza che vedo in tutto, allo stupore che provo anche per la cosa più banale e a come la trasformo in qualcosa di unico e prezioso. Penso alle emozioni che vibrano dentro di me e che mi sussurrano cosa dipingere, che melodia canticchiare o in che modo muovere il mio corpo quando inizio a ballare. Penso all’infinito amore che c’è dentro di me, sempre, anche quando sto male, anche quando sono scoraggiata, ferita, delusa perché dietro all’angolo so che c’è sempre, sempre, sempre qualcosa di bello, anche se invisibile in quel momento.

Mi ricordo di tutte quelle volte che mi sono ritrovata a confortare un’amica e che ho trovato subito le parole giuste, perché erano già lì, dentro di me. Il mio cuore già sapeva ciò che aveva bisogno di sentirsi dire, perché anche io sentivo lo stesso, anche io ero con lei in quel sentimento che non poteva più essere solo suo, ma che per un istante è diventato anche mio. Mi ricordo di come io riesca a mettere sempre tutti a loro agio fin dal primo momento in cui mi conoscono perché mi apro subito, perché so quanto possa essere difficile parlare con qualcuno di nuovo, qualcuno che non sai se ti voglia ascoltare o no, e quindi io lo faccio sempre, con interesse sincero, perché ci tengo davvero. Mi ricordo anche degli sguardi sorpresi dei miei amici quando gli presto l’attenzione di cui hanno bisogno, che sia con un piccolo regalo o anche solo con un gesto affettuoso, perché amico mio io ti ascolto, ti vedo, ti leggo, so di cosa hai bisogno e te lo voglio dare perché ho dentro di me un amore talmente grande che non posso fare altro che spartirlo. Mi ricordo di ogni mio gesto gentile, di ogni sacrificio, di tutte le volte che ho rinunciato a qualcosa per me per darla a un altro perché so cosa si prova. So cosa si prova a non essere ascoltati, capiti, aiutati. Lo so perché l’ho vissuto anche io e quindi ora lo rivedo negli altri, in te e in voi. E poco importa se sei una persona che conosco appena, un familiare o l’amore della mia vita, io ti voglio aiutare.

Ed è in questo che la sensibilità che mi ritrovo diventa quasi come un superpotere. Non è solo poter fare qualcosa di bello, ma anche riuscire a trasformare il brutto, il marcio, in qualcosa di positivo, in qualcosa che può diventare dono per sé stessi e per gli altri

Io sono quel tipo di persona che gioisce più del bene fatto agli altri che per quello che faccio a me stessa. Perciò cara emotività io ti tengo stretta, perché se al prezzo di qualche lacrima (okay, tante, okay, troppe. Ma va bene così) posso fare del bene, se posso trasformarle in bene, allora ne vale la pena. 

Se si sfiora il punto più basso, vuol dire che dall’altra parte ad attenderci c’è anche il picco più alto e prima o poi si arriverà anche a quello. E sarà bellissimo. 

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