The strange and beautiful sorrows of a commuter

There’s something about the sound of a train that’s very romantic and nostalgic and hopeful. – Paul Simon

Una relazione complicatissima con Trenitalia, attese, levatacce, corse, ritardi, un dignitosissimo paio di occhiaie e un vasto ventaglio di imprecazioni, questa è la vita del pendolare.

E’ uno stile di vita, ma anche uno sport perché di corse se ne fanno sempre tante e non solo per raggiungere in tempo il binario prima che il treno parta.  Richiede non solo grossi sacrifici, ma anche scelte molto difficili: mi sveglio prima e faccio colazione a casa o mi concedo mezzora di sonno in più e mangio un Buondì un treno?

Sono anni che faccio avanti e indietro sulla tratta Bologna-Ferrara, che aspetto l’arrivo del treno come se fosse un miracolo, che controllo ossessivamente l’app di Trenitalia nella speranza che ci sia un ritardo perché non arriverò mai in stazione in tempo. Anni passati tra binari, annunci, biglietterie automatiche e treni che passano portando con sè grandi folate di vento quindi so di cosa parlo quando vi dico che è una vita difficile, ma  anche piena di soddisfazioni. Come tutte le cose infatti ci sono i suoi pro e i suoi contro, e oggi è proprio di questo che vorrei parlarvi perché si sa, ognuno scrive ciò che conosce meglio e chi più di me sa cosa significhi essere pendolare?

Ora, lo Sheldon Cooper che è in me preferisce andare per ordine quindi spero vi piacciano le liste (a me sì, un sacco) e partiamo dai contro, perché le cose belle per una volta possiamo tenercele per ultime. Iniziamo.

Contro

  1. Trenitalia, un dis-servizio, una non-garanzia: un ritardo dietro l’altro, treni che non arrivano, che si fermano per un’assurda quantità di tempo in mezzo al nulla, che non ripartono. Proprio oggi ho atteso più di un’ora (un’ora ragazzi, un’ora) che partisse il mio treno, senza un previo annuncio, senza un perché. Bene, ma non benissimo.
  2. Le attese al freddo: se c’è una cosa che dovete sapere di me è che sono sempre puntuale (e con puntuale intendo che arrivo sempre con almeno cinque minuti di anticipo, perché fondamentalmente sono un persona che ha dell’ansia. Se ne volete un po’ contattatemi, ne ho degli etti che mi avanzano) ed è anche una cosa alla quale tengo molto, ma fortunatamente sono anche una persona molto paziente, quindi non mi scoccia aspettare per un paio di minuti anche se spesso sono cinque, dieci, venti. Parliamoci chiaro però, a chi piace rimanere in attesa per lunghi periodi di tempo? Specialmente se il ritardatario non è un nostro amico, ma un insieme di vagoni vaporeggiante? Al freddo poi, che io soffro tantissimo. Un incubo.
  3. I sedili di Barbie:  è così che chiamo i seggiolini blu di un qualsiasi treno regionale, perché sono convinta che non siano stati fatti per delle persone vere, ma per delle bambole. Non si possono allargare i gomiti senza incrinare la costola del vicino, non ci si può alzare di scatto se non ci si vuole inzuccare contro il soffitto e per carità, che non si allunghino nemmeno le gambe, non provateci, non sognatevelo neanche, tanto lo spazio non c’è. 
  4. Il vicino fastidioso: ora, siate onesti, perché so che anche a voi è capitato almeno una volta nella vita – perché deve, è un po’ come un rito di passaggio – di sospirare con pesantezza, alzando per un attimo gli occhi al cielo e ponendovi la fatidica domanda, “ma doveva proprio sedersi accanto a me?” C’è quello che si è dimenticato di mettersi il deodorante, quello che non capisce il concetto di spazio vitale e quindi decide di prendersi anche il tuo, quello al telefono che parla come se dovesse fare un discorso importantissimo a una folla di mille persone senza megafono, quello che si mangia la peperonata alle otto di mattina, quello che non si rende conto che un paio di cuffie o un libro davanti al naso sono un chiaro invito a non disturbare e che prova a impezzarti (voce del verbo impezzare: attaccare bottone, provarci. Benvenuti in Emilia-Romagna, qui parliamo così), quello agitato che non riesce a star fermo e cerca di coinvolgerti nella sua samba e chi più ne ha più ne metta. 

Pro

  1. Guadagnarci in tempo: le interminabili ore passate ranicchiandosi sugli scomodi seggiolini del treno non vanno necessariamente perdute, ma possono invece essere sfruttare per le più svariate attività. E’ incredibile, infatti, quanta creatività risveglino questi viaggi obbligati, tant’è che le possibilità sono infinite. Non avete davvero idea di quante volte mi sono goduta la fine un libro che avevo in lettura da mesi, ma che non riuscivo a concludere perché non avevo mai nè il tempo nè le forze, di quanti pasti ho consumato mentre guardavo il paesaggio fuori dal finestrino e di quanti  compiti ho recuperato prima di una lezione. I più temerari possono anche approfittarne per farsi una meritatissima pennichella.
  2. La bellezza del paesaggio: il tragitto poco importa onestamente, l’alba e il tramonto sono spettacoli che si ammirano sempre con piacere. Da Bologna a Ferrara il viaggio non è poi così lungo, ma se mi capita di prendere il treno che si ferma in tutti quei paesini fuori dal mondo allora vi assicuro che il tempo inizia a scorrere come granelli di sabbia in una clessidra e sembra quasi una presa in giro, perché non è possibile che esista una località che si chiama Coronella e che qualcuno effettivamente ci abiti. Scherzi a parte, tutto questo importa relativamente poco quando ci sono dei bei colori in gioco, anzi in queste circostanze il tragitto sembra quasi troppo breve. Mi basta infatti vedere un cielo che albeggia per dimenticarmi che la sveglia è suonata alle sei di mattina e che mancano ancora mille fermate prima che arrivi la mia.
  3. Incontri inaspettati: ogni tanto capitano, non troppo spesso. Sono piccoli doni che bisogna saper cogliere e custodire, perché sono preziosissimi nella loro semplicità. Può essere un amico che non vedevi da una vita o un perfetto sconosciuto che cattura la tua attenzione per il libro che sta leggendo o la lingua che sta parlando, oppure semplicemente perché si condivide un momento semplice, una casualità o una sfortuna e ci si scambia quindi un mezzo sorriso sincero o leggermente esasperato per poi forse farlo seguire da un timido ciao. Mi ricordo ancora con grande affetto della coppia di coniugi di Boston alla quale ho deciso di rivolgere la parola perché incuriosita loro accento per poi ritrovarmi, con mia grande sorpresa, catapultata in una delle conversazioni più stimolanti della mia vita. Ecco, a volte i treni ti fanno doni come questo.
  4. Tornare a casa: non importa dove sei, come stai, che ora sia, com’è andata la tua giornata, quanto sei in ritardo o che tempo fa, quando ti lasci cadere sul seggiolino del treno, anche se è scomodo, anche se sei a pezzi, la consapevolezza che tra poco sarai a casa scioglie qualsiasi tensione. E’ una magra soddisfazione, ma di soddisfazione sempre si tratta.

C’è qualcuno tra di voi che, come me, passa la maggior parte del suo tempo su un treno?

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6 pensieri riguardo “The strange and beautiful sorrows of a commuter

  1. Giusto stamattina andare all’università è stata un’odissea: treni in ritardo di più di un’ora oppure soppressi. Tralasciando questo fatto però sono d’accordo con te sulla questione tempo; avrei la possibilità di andare in auto ma il viaggio in treno è ormai l’unico momento in cui riesco a leggere e proprio per questo si è generato un rapporto di amore e odio.

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    1. Per me ormai è diventato quasi come un rito quotidiano: cerco un posto accanto al finestrino sperando di trovarlo, mi siedo, tiro fuori il libro e spengo tutto il resto finché non devo scendere. E’ una relazione a tre: io, il treno e un buon romanzo. Non ci vorrei mai rinunciare, nonostante tutti i contro!

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  2. A me piace molto muovermi con i mezzi pubblici, mi rilassano e amo guardare fuori dal finestrino. Purtroppo quando andavo a scuola non potevo godermi quei venti minuti di viaggio sul pullman perché: o era talmente pieno che non riuscivi nemmeno a respirare, o c’era gente che faceva troppo casino. Non parliamo poi dei ritardi e dei costi un po’ esagerati. Ma con cuffiette e telefono alla mano, posto al finestrino, tutti i difetti svaniscono.

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    1. Il posto vicino al finestrino è tatticissimo e fa davvero la differenza. Ecco, una cosa che mi sono dimenticata di inserire nei contro è il casino che spesso fa la gente. Chiacchiere a voce altissima, musica a tutto volume, schiamazzi… fastidiosissimo!

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